Descrizione
Questo magnifico bassorilievo in rame sbalzato e dorato del XVIII secolo, dal diametro monumentale di 97 centimetri, costituisce una straordinaria opera d’arte decorativa capace di coniugare una sofisticata perizia esecutiva a una narrazione storica di profondo impatto politico e allegorico. Al centro della composizione si dispiega la solenne celebrazione dell’Incoronazione di Carlo Magno, un tema cardine dell’iconografia imperiale europea che nel Settecento veniva frequentemente rievocato per legittimare la continuità del potere, del diritto e dell’onore cavalleresco.
La struttura geometrica circolare del manufatto è orchestrata secondo una rigorosa e simmetrica gerarchia visiva. Nella sezione superiore campeggia un maestoso medaglione che racchiude il profilo dell’Imperatore cinto dalla corona, solennemente identificato dall’iscrizione latina «Carlus Magnus». Questo fulcro di potere ideale è circondato e glorificato da una ricca panoplia di trofei bellici ed emblemi cavallereschi: scudi araldici, elmi piumati, cotte di maglia e spade incrociate si alternano a drammatiche figure incatenate, simboli inequivocabili dei popoli sottomessi, della forza militare e del trionfo sui nemici della fede.
La narrazione si arricchisce nella zona centrale e inferiore dell’opera, dove la dimensione storica si fonde intimamente con quella mitologica e allegorica. Al centro, una schiera di personaggi in abiti medievali, colti in pose solenni e teatrali, partecipa all’evento conferendo dinamismo e un forte senso teatrale alla scena. Questa sezione fa da tramite verso il registro inferiore, dove si trova un secondo grande medaglione che ospita Themis, la dea greca della giustizia e dell’ordine universale. Ritratta in trono ed elevata a garante morale del regno carolingio, la divinità è circondata da putti festanti che suonano le trombe della Fama, a simboleggiare l’equità, il buon governo e la legittimità divina che guidano le azioni del sovrano.
Dal punto di vista prettamente tecnico, il bassorilievo si distingue per il virtuosismo della tecnica dello sbalzo. L’artigiano ha saputo modellare il rame dal retro con eccezionale plasticità, creando una gamma di rilievi variegata che spazia dai dettagli finissimi e quasi grafici delle iscrizioni e dei panneggi, fino al forte volume tridimensionale delle figure e delle armature. La successiva doratura della superficie amplifica l’effetto scenico dell’opera: la luce, infrangendosi sulle superfici metalliche convesse e sulle cesellature, genera riflessi cangianti e profondi contrasti chiaroscurali. Questa combinazione di maestria tecnica, importanza storica e rarità tipologica rende l’opera un pezzo da alta quadreria e una testimonianza di eccezionale valore per il collezionismo d’arte internazionale.